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Prima che sia troppo tardi, prima che l’attenzione si spenga debole, è il momento di chiudere anche questa esperienza di blog di viaggio.
Nel pieno dell’effetto da jet leg che mi fa essere uno straccio di giorno e mi fa svegliare confuso alle 4 di notte, sento il dovere di spegnere questa finestra di pensieri ed esperienze.
Capisco che potrebbe indelicatamente dar fondo a nostalgie e sopratutto a lamentele del presente. Non è il luogo.

Questo viaggio ha aperto molte brecce, molti punti luce, che possono diventare pretesti di ombre, e mi ha fatto notare con lucidità il tasso di abitudinarietà delle mie giornate. Una reiterazione dell’usuale terribilmente rassicurante in assenza di altro, ma totalmente inconcepibile di fronte alle possibilità di cambiamento delle nostre vite.
Vedere diversità è uno specchio, parto da lì.

Il risveglio alle 4 del mattino, anche se allontanato, diventa definitivo un’ora più tardi. E anche se non ci fosse l’orologio del mio corpo imbizzarrito, sarebbe la frotta di pensieri a tenermi sveglio, a non concedermi sosta. Un misto di visioni del passato, dettagli microscopici e indelebili dei miei dolori e delle mie felicità, timore di incastrarmi in un presente mediocre, incapacità di immaginarmi le strade future.

Sono qui, questo viaggio mi ha rispedito indietro con tutto un bagaglio da sgarbugliare di aspettative e timori, rigorosamente non dichiarati alla dogana.
Affacciatomi alla finestra ho visto una luna sottile e definita, che presto sarebbe stata sfumata da un’alba che già gettava un po’ di raggi nel cielo stranamente limpido. L’aria fresca, sono uscito a camminare. Ecco: camminare, andare, partire. Subito il respiro si è calmato. E chissà se è metafora o realtà.

E questa casa ha sempre lo stesso profumo, solo sempre un po’ più acre.

"Edda come vorrei, Edda come vorrei, perché tutto questo veleno non diventa energia e non ci spazza via".

Questo rientro mi parla di un vuoto, uno spazio, un tempo ancora tutto da colmare. Cosa fare, dove essere nei momenti in cui non lavoro, in cui non faccio “ciò che devo”. Dopo un intenso periodo in cui quando non sapevo cosa fare alla mia porta bussava tutto un mondo da scoprire, ora mi ritrovo in una situazione che mi pare conosciuta fin quasi alla noia.
Oggi no, non c’è lettura, ascolto o attività che mi distolga da questo vuoto, dalla forte necessità di inventarsi una vita da coltivare e seguire per sé.

Il ritorno questa volta non è traumatico a livello fisico, una “sindrome” che mi colpiva anni fa, ma fa percepire acuite, ora, le perplessità e gli arrugginimenti che già potevo cogliere prima di partire.

È che giustamente, in questo periodo, nessuno, in mia assenza, mi ha sistemato la casa.

Jet lag

Per non dormire, mangiare.

Postmetropoli

Bologna è una città dai grattacieli bassi, con avenue strette e subway su gomma. Piena di turisti italiani.

Piena di persone che ora rivedo con un piacere enorme, a cui ho pensato così tante volte durante il mio viaggio. Non volevo tornare, ma vi volevo rivedere, assolutamente!

Ora torno al quotidiano, che oggi, in realtà, sembra eccezionale!

Bologna è una città dai marciapiedi stretti,con affascinanti spazi aperti senza alberi. Li chiamano piazze e ci crescono le idee.

Con ogni probabilità l’ultimo post da New York e dagli States, questo, viene scritto e pubblicato in uno starbucks, ultima merenda prima della partenza.
Oggi, dopo un po’ di lavoro, e dopo due giornate sprecate alla rincorsa di un concerto che non siamo riusciti a vedere (per i dettagli rimando a momenti più noiosi in futuro), insomma, oggi ho scelto di andare in un museo, il Metropolitan, per divorare il maggior quantitativo di bellezza possibile, una scorta per i momenti che in futuro necessiteranno di ambizione, grandezza e stupore.
Il Metropolitan è un museo immenso che non si può visitare completamente in un’unica giornata. Sono rimasto per quattro ore.
Per “sbaglio” sono entrato nella zona di arte greca e romana e non sono riuscito ad andarmene. Una magnificenza indicibile, una bellezza totale di forme. Le sculture plasmavano lo spazio attorno e la loro potenza, la tensione incredibile emanata da marmo e bronzo ha lasciato nei  miei occhi una sensazione di assoluta e soverchiante bellezza.
Salito al piano di arte araba, persiana e pachistana mi sono perso nei colori e nelle calligrafie. Lo splendore di quest’arte luminosa e astratta è stato una conferma e un cibo per il cuore.
Mi sono poi diretto verso le sezioni dedicate all’arte moderna e contemporanea. Mi sono immerso in un Basquiat che, anche se non lo so analizzare né forse comprendere del tutto, mi ha avviluppato nelle sue spire e nei suoi blob di colore. Ho amato i trenta disegni di Klee e il suo passaggio all’astrazione. La Mona Lisa di Warhol mi ha scrutato con otto occhi enigmatici.
Ma poi soprattutto Picasso mi ha quasi fatto piangere con il pasto dell’uomo cieco e il suo blue(s). Van Gogh ha messo in un vaso di iris tutta la grazia dolorante del mondo. E nonostante l’idiozia unica di tutti quelli che si girano il museo per fare una foto al quadro e una alla didascalia, una al quadro e una alla didascalia, sono stato salvato da due sale di un Degas solitario, quasi solo per me, ad immergermi nei suoi colori, nei tutù delle sue bimbe a lezione di danza, nelle carni sensuali e quotidiane delle sue donne che si lavano in tinozze, che si asciugano piedi e capelli.

Esco con una volontà di bellezza ravvivata, un desiderio di creazione stimolato da tanta infinita umanità.

Al Metropolitan Museum a fare indigestione di bellezza

Al Metropolitan Museum a fare indigestione di bellezza

Care scarpe, abbiamo fatto tanti chilometri insieme e vi ho fatto toccare terre stupende, e mi avete fatto conoscere umanità incredibili.
New York è la nostra ultima tappa insieme, sapevamo dall’inizio di questo viaggio che ci sarebbe stata una fine, e mentre io torno in Italia, credo che il vostro destino sia quello di rimanere a New York. Un po’ vi invidio, anche se so che vi potrete sentire sole. Ma credo saprete percorrere la vostra strada, incontrando pozzanghere profondissime e soli che vi sapranno scaldare.
Guardate con curiosità ciò che vi circonda, è l’unica cosa degna che qualsiasi sensibilità si deve permettere a questo mondo, dal primo all’ultimo passo che compie. 
Guardate con curiosità anche al cestino dove forse vi getterà l’addetto alle pulizie, vi aspetterà un lungo viaggio in quel caso, e incontrerete molti altri amici che sono stati molto amati nei giorni, mesi e anni precedenti.
Io nel cestino non ho la forza di mettervi, forse voglio lasciare aperte le possibilità del futuro, forse sono solo un uomo che continua ad aver paura degli abbandoni.
Il vostro devoto camminatore,
m

Care scarpe, abbiamo fatto tanti chilometri insieme e vi ho fatto toccare terre stupende, e mi avete fatto conoscere umanità incredibili.
New York è la nostra ultima tappa insieme, sapevamo dall’inizio di questo viaggio che ci sarebbe stata una fine, e mentre io torno in Italia, credo che il vostro destino sia quello di rimanere a New York. Un po’ vi invidio, anche se so che vi potrete sentire sole. Ma credo saprete percorrere la vostra strada, incontrando pozzanghere profondissime e soli che vi sapranno scaldare.
Guardate con curiosità ciò che vi circonda, è l’unica cosa degna che qualsiasi sensibilità si deve permettere a questo mondo, dal primo all’ultimo passo che compie.
Guardate con curiosità anche al cestino dove forse vi getterà l’addetto alle pulizie, vi aspetterà un lungo viaggio in quel caso, e incontrerete molti altri amici che sono stati molto amati nei giorni, mesi e anni precedenti.
Io nel cestino non ho la forza di mettervi, forse voglio lasciare aperte le possibilità del futuro, forse sono solo un uomo che continua ad aver paura degli abbandoni.
Il vostro devoto camminatore,
m

La fantastica sezione dello scaffale di Shakespeare & co downtown: bere fumare e scopare.

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Sposi gay di cioccolato in una cioccolateria del Village!

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